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La pietra in località Materasso sulla quale, secondo la
leggenda, dormì Napoleone, e dalla
quale prese il nome la frazione. |
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Un immagine di Napoleone.
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Il generale
Massena |
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La
battaglia di Dego
A ventisette anni Napoleone, già famoso per aver cooperato a toglier
Tolone agli alleati e per aver saputo con grande energia e rapidità il
18 ottobre del 1795 stroncare la sollevazione di Parigi, era stato
nominato dal Direttorio "capo supremo dell'esercito
d'Italia". Con la prontezza che lo distingueva, aveva subito migliorato le condizioni delle truppe; alle quali aveva infuso
nuovo entusiasmo con il famoso proclama di Nizza del 31 marzo del 1796:
"Siete nudi e mal nutriti. Il governo ha con voi molti obblighi e
nulla può fare per voi. La pazienza, il valore mostrato fra queste
montagne sono mirabili, ma non vi procacciano gloria, né illustrano il
vostro nome. Io vi condurrò nelle più fertili pianure del mondo; città
grandi, doviziose province, verranno colà, in vostra mano; colà
troverete onore, gloria, ricchezze .... ".
Il compito assegnato al Bonaparte era di tagliare i Sardi dagli
Austriaci e costringere il Piemonte alla pace e all'alleanza con la
Francia. L'esercito austrosardo teneva una linea lunga una novantina di
chilometri: gli imperiali avevano la sinistra a Ovada e Voltaggio, il
centro a Sassello e la destra nella valle della Bormida; i Piemontesi
comandati dal generale COLLI si stendevano dalla Bormida al Colle dell'Argentera ed erano collegati con gli Austriaci, per mezzo delle
truppe del generale PROVERA poste sulle alture di Cosseria a difesa
delle gole di Millesimo.
Il BONAPARTE aveva l'esercito diviso in quattro corpi: uno, comandato
dal SERRURIER, fronteggiava da Garresio i Piemontesi del Colli; un
altro, capitanato dal LAHARPE che aveva sotto di sé il Cervoni,
occupava il territorio di Voltri: gli altri due con il MASSENA e l'AUGERAU
stavano al centro. Questi due corpi con i quali si trovava il
generalissimo, erano destinati a forzare il colle di Cadibona e a
tagliare gli Austrosardi.
Il primo ad iniziare le ostilità fu il Beaulieu, il quale, credendo che
i Francesi con l'occupazione di Voltri (avvenuta il 25 marzo)
intendessero minacciare Genova e poi per la Bocchetta scendere nel
Monferrato, nella prima settimana di aprile assalì Voltri e con l'aiuto
delle cannoniere del Nelson costrinse il nemico a ritirarsi alla Madonna
di Savona, mentre il D'Argenteau si impadroniva del colle di Montenotte
e invano tentava di aprirsi la via che gli sbarrava il Fornesy dal
ridotto di Monte Negino.
La mossa del Beaulien, che aveva fatto spostare il suo esercito verso la
sinistra, agevolò l'effettuazione del piano del Bonaparte, il quale,
sempre fermo nel proposito di sfondare il centro nemico, richiamato il
Laharpe, lo mandò contro il D'Argenteau e nel medesimo tempo ordinò al
Massena di prendere alle spalle e al fianco, girando per Altare e
Montenotte, lo stesso D'Argenteau. Questi, dopo un accanito
combattimento che gli costò perdite gravissime, premuto da due parti e
minacciato di accerchiamento, il 12 aprile del 1796 si ritirò in buon
ordine a Dego.
Dopo la vittoria di Montenotte, per raggiungere lo scopo che era, come
si è detto, di separare gli Austriaci dai Piemontesi, il Bonaparte,
tenendosi per sé sei battaglioni e la cavalleria dello Stengel, ordinò
all'Augereau di assalire a Millesimo il Provera e di puntare quindi su
Montezemolo per operare con il Serrurier contro il Colli; i corpi del
Massena e del Laharpe furono invece mandati contro Dego dove si era
rinforzato il D'Argenteau.
Qui ebbe luogo, nella giornata del 14 aprile, un'altra accanita
battaglia, e invano gli Austriaci si adoperarono per sottrarre ai
francesi Dego: dovettero alla fine della giornata cedere e ritirarsi ad
Acqui, lasciando il paese in balìa dei vincitori che si misero a
saccheggiarlo per l'intera notte. Ma all'alba del 15 sopraggiunse da
Sassello una colonna austriaca di tremilacinquecento uomini, comandata
dal Colonnello WUKASSOWICH, il quale, sorpresi i Francesi addormentati
ed ubriachi dopo il saccheggio, li sbaragliò e strappò loro Dego,
Bormida, Sopravia (l'attuale Supervia) e Magliani.
Se il d'Argenteau fosse accorso in aiuto del Wukassovich forse la piega
delle operazioni sarebbe stata dopo tutta diversa, ma, sebbene avvisato,
non si mosse e il colonnello dovette sostenere gli assalti del Massena
tornato alla riscossa, e dello stesso Bonaparte e, sopraffatto dal
numero, dovette ripiegare nuovamente verso Acqui.
La ritirata del D'Argenteau lasciò scoperta la sinistra del generale
Provera, che, investito dalle forze traboccanti dell'Augerau, presto si
trovò a malpartito. In suo soccorso venne il colonnello DEL CARRETTO,
il quale, avanzandosi in ricognizione con quattro compagnie di fanti e
un battaglione di granatieri sardi, accortosi della critica situazione
in cui si trovava il vecchio generale, audacemente si slanciò contro la
brigata francese e con poderoso impeto la sbaragliò.
Questo successo però non poteva disimpegnare il generale piemontese,
accerchiato da forze cinque volte superiori alle sue. Essendo
impossibile la ritirata, i Piemontesi, anziché, arrendersi, si
arrampicarono combattendo sulla cima del colle di Cosseria, dove sorgeva
un antico castello dello stesso nome, ridotto dalle ingiurie del tempo
ad un misero rudere, e qui resistettero coraggiosamente al fuoco
dell'artiglieria nemica e a tre impetuosi assalti francesi, uno dei
quali personalmente guidato da Napoleone Bonaparte.
Gloriosa fu la resistenza di quegli intrepidi, il cui numero non
raggiungeva il migliaio e mezzo e che tuttavia si batté con valore per
un giorno e una notte, causando al nemico la perdita di oltre mille
uomini, fra cui tre prodi ufficiali: il Quenin, il Bauier e il Riondet;
ed eroica fu la condotta di Filippo Del Carretto. Alle intimazioni
nemiche di cedere la posizione, egli rispose fieramente: I granatieri
sardi non s'arrendono ! e continuò a combattere fino a che una palla,
che lo colpì al petto, non lo abbatté al suolo. Il generale Provera,
alla fine patteggiò la resa ed ottenuti gli onori delle armi e le
libertà per i graduati, consegnò Cosseria.
Dopo quella che è ricordata come LA BATTAGLIA DI MILLESIMO, l'Augerau
occupò Montezemolo (15 aprile) dopo aver vinta la debole resistenza del
colonnello Bellegarde, mentre il Colli, disperando dell'aiuto del D'Argenteau,
inoperoso ad Acqui, si ritirava verso la Ceva; quindi il Bonaparte,
lasciando per fronteggiare gli Austriaci del Beaulieu, Massena a Dego e
il Laharpe a San Benedetto, si mosse contro Ceva.
Man mano che procedeva nell'occupazione militare, obbligava i
territori occupati a vettovagliare il suo esercito, metteva grosse
taglie sulle città e sui feudatari e per servire la causa repubblicana
e minare l'autorità del sovrano faceva propaganda rivoluzionaria e buon
viso ai novatori, ordinava che fossero piantati gli alberi della libertà
e promuoveva l'istituzione delle società popolari.
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