Una cartina delle nostre zone nel periodo immediatamente successivo al medioevo. Cliccandola è possibile ampliarla
Una delle numerose stampe Napoleoniche raffiguranti Dego.  
Un altra stampa Napoleonica
Un immagine di Papa Pio VII° che nel 1814 dormì nel borgo del Castello
La stazione di Dego nel 1909. Nel 1874 fu la prima stazione della linea ad essere completata
 

Il castello del Dio

 

La nascita del paese di Dego è riconducibile al terzo secolo avanti Cristo, quando il centurione romano Tullio Cipriano, avanzando lungo la valle del Bormida, si arrampicò sulla collina ora chiamata Castello e li pose l’accampamento che fu nominato “ Castrum Dei”  cioè castello del Dio.

Ciò nonostante è possibile che queste zone fossero anche abitate dall’uomo primitivo in quanto rappresentavano l’unico tratto di terraferma che collegava la penisola italica al resto dell’Europa.

A causa della sua posizione strategica, Dego fu spesso al centro di eventi militari, passando di mano più volte nei secoli. Fu anche baluardo contro le scorribande dei Saraceni. Il suo territorio venne compreso nella marca aleramica, come documentato dal diploma di concessione di Ottone 1, emanato nel 967.  

Possesso di Bonifacio del Vasto, nel 1142 fu ereditato dai marchesi Del Carretto che lo fortificarono,  costruendo un castello, di cui rimangono poche rovine, e aumentarono l'importanza del centro: qui si batteva moneta e fioriva l'agricoltura. Un altro ramo della famiglia costruì castelli a Santa Giulia e a Brovida oggi frazioni di Dego.

In questo periodo era conosciuto come centro rurale e di scambi commerciali, oltre che come roccaforte di interesse strategico.

Nel 1339 Dego passò alla famiglia astigiana degli Scarampi, ma alcuni anni più tardi, nel 1350, rientrò a far parte delle proprietà dei Del Carretto.nel 1419 passò ai marchesi del Monferrato.  

Venne poi occupato dai Savoia nel 1625 ed annesso al Regno di Sardegna con la pace di Vienna, nel 1735.

Mantennero comunque l'investitura del feudo, sul quale il vescovo di Acqui continuò ad esercitare il privilegio delle decime.     

 

Il mito Napoleone

 

A partire dal 1794 Dego fu coinvolta nel conflitto che vide protagonisti la Francia rivoluzionaria, il Regno sardo e gli alleati austriaci. Uno dei momenti più drammatici nella storia di Dego risale a quel periodo, esattamente al 13 Aprile 1796, quando truppe francesi e austriache si scontrarono su queste terre in una cruenta battaglia che costò la vita a più di quattrocento civili. Ecco nel dettaglio cosa accadde nel lontano 1796.

 

2 MARZO - Napoleone viene nominato comandante supremo dell'Armata d'Italia. ma, non essendo questa considerata la principale di quel momento, al giovane ventisettenne misero a disposizione 38.000 soldati raccattati qui e là, male armati, male equipaggiati, inesperti, insofferenti alla disciplina, abulici, molti per la prima volta inquadrati in un reparto militare. Gli diedero anche 400 cavalli malati, viveri per un solo mese e mezzo, a mezza razione e 300.000 franchi per le paghe (7 franchi per ogni soldato, sottufficiali e ufficiali compresi).

 

9 MARZO - Napoleone sposa Giuseppina Tascher, ved. Beauharnais.

 

11 MARZO -  A due giorni dal matrimonio, Napoleone lascia Parigi per raggiungere il "suo" esercito da condurre in Italia. La "scampagnata" verso l'ignoto doveva durare poco più di 30 giorni, soldi da Parigi non sarebbero mai arrivati. Se voleva continuare avrebbe dovuto pensarci solo lui; cioè arrangiarsi lungo la strada, e la strada che doveva percorrere era piena di città ricche, gli dissero.

 

1 APRILE - Napoleone in una tenda, passa ore e ore a far calcoli e a visionare mappe. Nello Stato maggiore fatto di vecchi ufficiali abituati all'azione e alle battaglie a vista, questa mania intellettuale appare come una bizzarria. Dirà in seguito Massena: "passava o per un matematico o per un visionario".  

 

5 APRILE - Napoleone concepisce il suo piano. Non fa affidamento sulla forza ma sull'intelligenza. Annibale ha invaso l'Italia valicando le Alpi, lui le vuole invece circuire le Alpi. "Non é necessario attendere l'estate; fra le Alpi e l'Appennino ligure c'é un solco. E da lì noi entreremo,  con la neve ancora dura perché si cammina meglio,  questo mese stesso! Anzi fra sette giorni. La data e il luogo  da dove entreremo, per i piemontesi e gli austriaci sarà una vera sorpresa, che non si aspettano di certo".  

  

12 APRILE - Scatta l'ora X. Tutto si svolge secondo i piani di Napoleone, ed è una campagna lampo contro il Piemonte: Napoleone osa attaccare a Cairo Montenotte - l'esercito austriaco comandato dal generale Beaulieu. 38.000 uomini e 25 cannoni, contro i 70.000 uomini e 200 bocche di fuoco degli austriaci. Attaccano, sbaragliano, vincono e proseguono.

 

13 APRILE - Altra battaglia vittoriosa contro un reparto a  Millesimo, seguita subito dopo da quella di Dego. Gli austriaci sono costretti alla ritirata verso la Lombardia. Ma Napoleone invece di inseguirli  in quella direzione, secondo il piani del Direttorio, visti divisi i due alleati, quindi con l'esercito sabaudo isolato, si volge contro i Piemontesi. Il primo a cadere é  il bastione trincerato di Ceva, i piemontesi arretrano su Mondovì, subito inseguiti dai francesi.


21 APRILE - Dilagando da Ceva abbandonata e con la via spalancata, tutti i reparti di Napoleone  raggiungono Mondovì. I resti delle truppe sabaude che qui vi si erano rifugiate sono sconfitte, nella cosiddetta Battaglia di Mondovì. Uno scontro per nulla impegnativo per i francesi, già pronti a marciare verso Torino. Non c'è più nulla da fare per Vittorio Amedeo III; con i francesi a pochi chilometri dalla capitale piemontese, il Savoia inviò a Napoleone la richiesta di una tregua d'armi, pronto a trattare a Cherasco il giorno 28 aprile e con la triste disponibilità a cedere alcuni territori alla Francia.

 

Il dopo Napoleone

 

A seguito dell'annessione del territorio ligure all' impero francese la vita a Dego tornò tranquilla. Questo fu in parte merito del Conte Chabrol de Volvic, prefetto del dipartimento di Montenotte, che seppe agire con diplomazia senza imporre con la forza la legge del governo. E' di quel periodo la ristrutturazione della Savona - Alessandria, molto importante per l'economia.  Con la caduta di Napoleone e la restaurazione Dego ritornò sotto il dominio dello Stato dei Savoia che affidarono il governo alla vecchia borghesia, inadatta ad affrontare i problemi del regno. Il 19 Marzo 1814 dormì anche nel borgo del Castello papa Pio VII°,, in transito verso Acqui. La sua sosta a Dego non era programmata, ma a causa di una copiosa nevicata decise all'ultimo istante di fermarsi a riposare nel nostro paese. Nella sede comunale è ancora oggi conservata la portantina con la quale venne trasportato dalla chiesa di San Giovanni al Castello.

Il malgoverno dei Savoia fece in seguito strada a idee rivoluzionarie e di riforma e, quando l'8 febbraio 1848 Carlo Alberto pronunciò i principi dello statuto, vi fu grande soddisfazione con feste anche in piazza. Poiché nella zona non erano presenti risorse naturali e l'agricoltura non era sufficiente a sfamare tutte le persone si assistette a fenomeni di emigrazione nelle Americhe. Con l'unità d'Italia si ebbero grossi mutamenti nella vita paesana come la costruzione della strada ferrata che collegava San Giuseppe ad Acqui Terme iniziata intorno al 1860. La stazione di Dego fu la prima ad essere terminata e fu anche l'unica fermata effettuata dal treno inaugurale del 27 settembre 1874. In quell'occasione le autorità, a bordo del treno, ricevettero l'applauso dei deghesi festanti. 

Negli anni seguenti si svilupparono nei comuni limitrofi grandi industrie come la FILM in seguito acquistata dalla 3M, la Cokitalia e la Montecatini, che dettero lavoro a molti abitanti. 

Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale l'area di Dego fu teatro di numerose vicende di vita partigiana.