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Il
castello del Dio
La nascita del paese di Dego è riconducibile al terzo secolo
avanti Cristo, quando il centurione romano
Tullio Cipriano, avanzando lungo la valle del
Bormida, si arrampicò sulla collina ora
chiamata Castello e li pose l’accampamento che
fu nominato “ Castrum Dei”
cioè castello del Dio.
Ciò nonostante è possibile che queste zone fossero anche
abitate dall’uomo primitivo in quanto
rappresentavano l’unico tratto di terraferma
che collegava la penisola italica al resto
dell’Europa.
A causa della sua posizione strategica, Dego fu spesso al
centro di eventi militari, passando di mano più
volte nei secoli. Fu anche baluardo contro le
scorribande dei Saraceni.
Il suo territorio venne compreso nella marca
aleramica, come documentato dal diploma di
concessione di Ottone 1, emanato nel 967.
Possesso di Bonifacio del Vasto, nel 1142 fu ereditato dai
marchesi Del Carretto che lo fortificarono,
costruendo un castello, di cui rimangono poche
rovine, e aumentarono l'importanza del centro:
qui si batteva moneta e fioriva l'agricoltura.
Un altro ramo della famiglia costruì castelli a
Santa Giulia e a Brovida oggi frazioni di Dego.
In questo periodo era conosciuto come centro rurale e di
scambi commerciali, oltre che come roccaforte di
interesse strategico.
Nel 1339 Dego passò alla famiglia astigiana degli Scarampi,
ma alcuni anni più tardi, nel 1350, rientrò a
far parte delle proprietà dei Del Carretto.nel
1419 passò ai marchesi del Monferrato.
Venne poi occupato dai Savoia nel 1625 ed annesso al Regno di
Sardegna con la pace di Vienna, nel 1735.
Mantennero comunque l'investitura del feudo, sul quale il
vescovo di Acqui continuò ad esercitare il
privilegio delle decime.
Il
mito Napoleone
A partire dal 1794 Dego fu
coinvolta nel conflitto che vide protagonisti la
Francia rivoluzionaria, il Regno sardo e gli
alleati austriaci. Uno dei momenti più
drammatici nella storia di Dego risale a quel
periodo, esattamente al 13 Aprile 1796, quando
truppe francesi e austriache si scontrarono su
queste terre in una cruenta battaglia che costò
la vita a più di quattrocento civili. Ecco nel
dettaglio cosa accadde nel lontano 1796.
2 MARZO - Napoleone viene nominato comandante supremo
dell'Armata d'Italia. ma, non essendo questa
considerata la principale di quel momento, al
giovane ventisettenne misero a disposizione
38.000 soldati raccattati qui e là, male
armati, male equipaggiati, inesperti,
insofferenti alla disciplina, abulici, molti per
la prima volta inquadrati in un reparto
militare. Gli diedero anche 400 cavalli malati,
viveri per un solo mese e mezzo, a mezza razione
e 300.000 franchi per le paghe (7 franchi per
ogni soldato, sottufficiali e ufficiali
compresi).
9 MARZO - Napoleone sposa Giuseppina Tascher,
ved. Beauharnais.
11 MARZO - A due giorni dal matrimonio,
Napoleone lascia Parigi per raggiungere il
"suo" esercito da condurre in Italia.
La "scampagnata" verso l'ignoto doveva
durare poco più di 30 giorni, soldi da Parigi
non sarebbero mai arrivati. Se voleva continuare
avrebbe dovuto pensarci solo lui; cioè
arrangiarsi lungo la strada, e la strada che
doveva percorrere era piena di città ricche,
gli dissero.
1 APRILE - Napoleone in una tenda, passa ore e
ore a far calcoli e a visionare mappe. Nello
Stato maggiore fatto di vecchi ufficiali
abituati all'azione e alle battaglie a vista,
questa mania intellettuale appare come una
bizzarria. Dirà in seguito Massena:
"passava o per un matematico o per un
visionario".
5 APRILE - Napoleone concepisce il suo piano. Non fa
affidamento sulla forza ma sull'intelligenza.
Annibale ha invaso l'Italia valicando le Alpi,
lui le vuole invece circuire le Alpi. "Non
é necessario attendere l'estate; fra le Alpi e
l'Appennino ligure c'é un solco. E da lì noi
entreremo, con la neve ancora dura perché
si cammina meglio, questo mese stesso!
Anzi fra sette giorni. La data e il luogo
da dove entreremo, per i piemontesi e gli
austriaci sarà una vera sorpresa, che non si
aspettano di certo".
12 APRILE - Scatta l'ora X. Tutto si svolge secondo i piani
di Napoleone, ed è una campagna lampo contro il
Piemonte: Napoleone osa attaccare a Cairo
Montenotte - l'esercito austriaco comandato dal
generale Beaulieu. 38.000 uomini e 25 cannoni,
contro i 70.000 uomini e 200 bocche di fuoco
degli austriaci. Attaccano, sbaragliano, vincono
e proseguono.
13 APRILE - Altra battaglia vittoriosa contro un
reparto a Millesimo, seguita subito dopo
da quella di Dego. Gli austriaci sono costretti
alla ritirata verso la Lombardia. Ma Napoleone
invece di inseguirli in quella
direzione, secondo il piani del Direttorio,
visti divisi i due alleati, quindi con
l'esercito sabaudo isolato, si volge contro i
Piemontesi. Il primo a cadere é il
bastione trincerato di Ceva, i piemontesi
arretrano su Mondovì, subito inseguiti dai
francesi.
21 APRILE - Dilagando da Ceva abbandonata e con
la via spalancata, tutti i reparti di Napoleone
raggiungono Mondovì. I resti delle truppe
sabaude che qui vi si erano rifugiate sono
sconfitte, nella cosiddetta Battaglia di Mondovì.
Uno scontro per nulla impegnativo per i
francesi, già pronti a marciare verso Torino.
Non c'è più nulla da fare per Vittorio Amedeo
III; con i francesi a pochi chilometri dalla
capitale piemontese, il Savoia inviò a
Napoleone la richiesta di una tregua d'armi,
pronto a trattare a Cherasco il giorno 28 aprile
e con la triste disponibilità a cedere alcuni
territori alla Francia.
Il
dopo Napoleone
A
seguito dell'annessione del territorio ligure
all' impero francese la vita a Dego tornò
tranquilla. Questo fu in parte merito del Conte
Chabrol de Volvic, prefetto del dipartimento di
Montenotte, che seppe agire con diplomazia senza
imporre con la forza la legge del governo. E' di
quel periodo la ristrutturazione della Savona -
Alessandria, molto importante per l'economia.
Con la caduta di Napoleone e la restaurazione
Dego ritornò sotto il dominio dello Stato dei
Savoia che affidarono il governo alla vecchia
borghesia, inadatta ad affrontare i problemi del
regno. Il 19 Marzo 1814 dormì anche nel borgo
del Castello papa Pio VII°,, in transito verso Acqui.
La sua sosta a Dego non era programmata, ma a
causa di una copiosa nevicata decise all'ultimo
istante di fermarsi a riposare nel nostro paese.
Nella sede comunale è ancora oggi conservata
la portantina con la quale venne trasportato
dalla chiesa di San Giovanni al Castello.
Il malgoverno
dei Savoia fece in seguito strada a idee rivoluzionarie e di riforma e,
quando l'8 febbraio 1848 Carlo Alberto pronunciò
i principi dello statuto, vi fu grande
soddisfazione con feste anche in piazza. Poiché
nella zona non erano presenti risorse naturali e
l'agricoltura non era sufficiente a sfamare
tutte le persone si assistette a fenomeni di
emigrazione nelle Americhe. Con l'unità
d'Italia si ebbero grossi mutamenti nella vita
paesana come la costruzione della strada ferrata
che collegava San Giuseppe ad Acqui Terme
iniziata intorno al 1860. La stazione di Dego fu
la prima ad essere terminata e fu anche
l'unica fermata effettuata dal treno inaugurale
del 27
settembre 1874. In quell'occasione le autorità, a bordo del treno,
ricevettero l'applauso dei deghesi festanti.
Negli
anni seguenti si svilupparono nei comuni
limitrofi grandi industrie come la FILM in
seguito acquistata dalla 3M, la Cokitalia e la
Montecatini, che dettero lavoro a molti
abitanti.
Nel
corso dell'ultimo conflitto mondiale l'area di
Dego fu teatro di numerose vicende di vita
partigiana.
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